Claudio Trovato annusa un mazzo di rosmarino appena colto, in giacca bianca, davanti alla roccia lavica dell'Etna. Ritratto in bianco e nero.

Dall'Etna, dal 1978

Claudio Trovato

Chef. Da quasi cinquant'anni metto in scena l'ospitalità italiana — dall'Etna al Golfo Persico, dal Messico a Venezia.

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I Piatti · La materia
La Storia · 1978 → oggi
Adesso · Il capitolo nuovo

La cucina come spettacolo Sicilia → il mondo
La sala è un palco. Il piatto, la scena.

Non ho mai cucinato per riempire un piatto: ho cucinato per riempire una serata. È quello che facevo a vent'anni sull'Etna, ed è quello che faccio oggi — accogliere qualcuno e fargli ricordare la sera in cui è venuto a tavola da me.

— Claudio Trovato

Lo chef in giacca bianca, mani in tasca, fra le palme di Villa Michelangelo. Bianco e nero.
Villa Michelangelo. La stessa giacca, ovunque nel mondo.

Radici siciliane,
sguardo sul mondo.

Da oltre quarant'anni credo in una cucina che non si limita a nutrire: accoglie, racconta, mette in scena. Ogni portata nasce dall'ingrediente migliore — sempre — e dal gesto che lo trasforma in un momento da ricordare.

Dall'Etna al Brasile, dal Golfo Persico al cuore del Messico, ho portato ovunque la stessa convinzione: l'ospitalità italiana è un'arte, e merita un palcoscenico all'altezza.

«Cucino in italiano, con accento siciliano. E si capisce in tutte le lingue.»

Lo chef ride con gli ospiti a una cena di gala, sotto le luci di un dehors elegante.

La parte migliore del mestiere non è il piatto. È la faccia di chi lo riceve.

A tavola Una cena speciale, da qualche parte nel mondo. Per me la sala è sempre stata un palcoscenico: la differenza tra mangiare e essere ospitati sta tutta qui.